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giovedì 30 ottobre 2014

Camogli San Fruttuoso Portofino


Quando inizia la stagione fredda niente di meglio che una camminata al mare....e che mare.
La giornata è bellissima e i panorami sono nitidi cosa si vuole di più.
Lasciamo l'auto vicino alla stazione di Camogli e iniziamo il nostro percorso seguendo le indicazioni S.Rocco.



Il sentiero che sale a S.Rocco è immerso tra muretti a secco e uliveti, si arriva sul piazzale della chiesa in circa 35 minuti, dove si può ammirare un panorama mozzafiato.


Nel 2010 accanto alla chiesa c'era una curiosa statua di un cane a ricordare quello che guarì S.Rocco dalla ferita alla gamba, ora non c'è più o forse l'hanno spostata.....noi non l'abbiamo trovata.
Da qui iniziano vari percorsi che solcano il monte di Portofino. Noi abbiamo scelto di percorrere quello più facile: Galletti - Sella Gaixella - Pietre strette  e da qui scendere a San Fruttuoso... ( visita alla basilica da non perdere €.5 ).
Dopo una pausa "panino" sulla spiaggia sassosa di San Fruttuoso ripartiamo e in ripida e faticosa salita arriviamo a Base "0". Prima di lasciare questo punto fate una leggera deviazione al punto panoramico ne vale la pena. Continuiamo in piana sul sentiero che costeggia dall'alto il mare.....ci sono punti panoramici bellissimi. Arriviamo in località Prato e scendiamo ripidamente a San Sebastiano e infine a Portofino.
Da Portofino parte un bus che ci porta in circa 10' a Santa Margherita Ligure, proprio alla stazione dei treni, treno che in circa 10' ci riporta a Camogli.

Logistica: da Firenze partire alle 6:30 ore 2,30 di autostrada fino a Camogli. Ore di cammino effettivo 5 più 2 ore soste compreso panino e visita alla Basilica di San Fruttuoso.
Da Portofino prendere il bus vedi orario A.T.P esercizi s.r.l. che porta a Santa Margherita Ligure.
Da qui prendere il treno per Camogli (vedi orario sotto)



Carta 1:25000 Tiguglio edita da F.M.B Bologna.

Buon Cammino....pellegrino: a proposito, nella visita alla Basilica di San Fruttuoso esposte in una teca  due conchiglie di antichi pellegrini del XIII secolo.



dati gps:
chi vuole puo scaricare la traccia da Wikiloc Morino




domenica 26 ottobre 2014

Pieve di San Giorgio a Brancoli

La nostra bella Italia non finisce mai di stupirci. Ecco una chicca che non mi sarei mai immaginato di trovare sperduta sulle prime colline in Garfagnana ancora comune di Lucca.
Da tanto tempo avevo sentito parlare di questa Pieve sperduta tra i monti. Nel solito giorno della visita alla mostra su Modigliani a Pisa e una puntatina a "Bocca d'Arno", al ritorno abbiamo preso la palla al balzo e siamo andati a visitarla.
Come molte opere d'arte l'apertura è fatta da persone volontarie abitanti nella zona. La nostra visita è stata possibile solo per la volontà di queste persone nella fattispecie l'angelo quotidiano con le chiavi Alessandro (presidente di un Circolo Ricreativo della zona) a cui va il nostro grazie di cuore.
Il cellulare da chiamare per farsi aprire la Pieve è: 3285331903. (meglio avvertire prima)

Località: Pieve di Brancoli - Lucca
L´edificio costituisce, insieme alla chiesa di S. Alessandro di Lucca e alla Pieve di Valdottavo, uno degli esempi più alti e significativi del nuovo linguaggio architettonico e figurativo della metà dell´XI secolo, caratterizzato dalla ripresa di moduli stilistici paleocristiani. Eccezionalmente ben conservato, mantiene ancora gli altari, pulpito e fonte battesimale originali: per tali motivi è stato inscritto già nel 1876 negli elenchi dei monumenti nazionali.


             ingresso laterale

Notizie storiche


La più antica menzione dell´assunzione alla dignità di pieve di S. Giorgio a Brancoli risale al 1097, anche se le fonti ne certificano l´esistenza in qualità di chiesa dipendente dalla pieve di Sesto a partire dal 772 fino alla prima metà dell´XI secolo. La suddivisione del più antico vasto piviere è certamente da mettere in relazione con la particolare importanza assunta in questo periodo dalla Brancoleria che dovette vedere un deciso sviluppo demografico, tale da rendere insostenibili i disagi della popolazione, costretta ad attraversare il fiume per raggiungere la vecchia pieve di Sesto.

Nella seconda metà del secolo si assiste certamente in Brancoleria alla nascita e al riassetto di numerose istituzioni religiose come la fondazione di una canonica a S. Michele di Tramonte, la riconsacrazione di S. Maria in Piazza. Queste iniziative sembrano attestare una particolare attenzione riservata a questa area nell´ambito della fervida attività di riforma spirituale promossa dal vescovo Anselmo da Baggio, divenuto poi papa col nome di Alessandro II, e da Matilde di Canossa, che usava risiedervi.

Nell´"Estimo" del 1260 dalla Pieve di S. Giorgio dipendono, diverse chiese distribuite sulle pendici collinari, tutte nate entro piccoli insediamenti mentre la Pieve rimane isolata, in posizione baricentrica.
Il paramento murario a grandi blocchi marmorei disposti a filari alternati e inquadrati alle estremità da paraste angolari, le rigorose proporzioni e l´impiego di colonne monolitiche sormontate da capitelli neo-antichi testimoniano l´appartenenza di questo edificio al nucleo di architetture rinnovate da Alessandro II in coerenza con i suoi principi riformatori.

L´interno conserva l´originario apparato scultoreo, tra cui il rarissimo altare su colonnini, dovuto ad una maestranza di alto livello da cui emerge il nome di Raito , firmatario per ben due volte dell´acquasantiera con protomi (purtroppo recentemente rubata).
Appena di poco posteriori sono il fonte battesimale e l´ambone a cassa sorretta da leoni stilofori dovuti a quel gruppo di maestranze lombardo-lucchesi note con il nome convenzionale di Guidi attivi a Lucca tra la fine del XII e l´inizio del XIII secolo.

Da segnalare anche la presenza di una croce dipinta del XIII secolo, nell´abisde, e di una estesa decorazione a fresco nella navata sinistra di cui è ancora leggibile una Annunciazione di fine Trecento attribuita a Giuliano di Simone. La chiesa conserva anche una terracotta invetriata di scuola robbiana, raffigurante San Giorgio.

sabato 25 ottobre 2014

Mostra dedicata ad Amedeo Modigliani presso Palazzo Blu a Pisa.


Giovedì scorso siamo ritornati a Pisa, dopo Le Navi antiche, è stata la volta di una bella mostra su Modigliani 

"A 130 anni dalla nascita, Amedeo Modigliani torna ora in Toscana: non nella natia Livorno, ma al Palazzo Blu di Pisa dove, dal 3 ottobre al 15 febbraio del prossimo anno, sarà in mostra una ricca e attenta selezione di sue opere provenienti dal Centre Pompidou e dal Musée dl'Orangerie di Parigi, insieme a magnifici capolavori provenienti dalle principali collezione pubbliche e private, italiane e straniere."

Per gli amanti della pittura è una mostra da non perdere.
Se potete è preferibile visitarla nei giorni feriali....le sale del palazzo Blu non sono molto grandi.



Per ulteriori informazioni apri l'immagine sotto:




venerdì 24 ottobre 2014

Sulla via degli DEI: dalla Futa ai prati del M. Luario

Quanti ricordi su questa via quando da Bologna arrivammo a Fiesole, era il 2011 insieme a Giovanna e tre amici: uno dei tre era la mitica Vera. Sensazioni bellissime nel calpestare il selciato romano ancora ben evidente in più punti della via.
Mercoledì abbiamo rifatto un bel tratto della terza tappa, che nel verso giusto parte da Madonna dei Fornelli per arrivare al posto tappa del Monte di Fò. Questa volta ci siamo limitati a partire dal passo della Futa per arrivare ai magici prati che sovrastano il M. Luario e ritornare a ritroso alla Futa.


  
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Il percorso è ben segnalato, unico neo il fango che è presente in molti tratti del percorso. 
Carta topografica: via degli Dei 1:25000 edita da InfoSasso
Chi vuole scaricare le tracce può farlo scaricandole da Wickiloc Il Morino

Per i possessori di Apple e Android si può scaricare gratuitamente l'App "Via degli Dei" in lingua italiana e inglese.


dati GPS


















lunedì 20 ottobre 2014

Le antiche navi di Pisa


Nel 1998, poco fuori l'antica cerchia delle mura di Pisa, verso il mare, le Ferrovie iniziarono lavori di scavo a fianco della stazione di Pisa San Rossore. Immediatamente emersero oggetti di legno di cui gli archeologi compresero l'eccezionale importanza. Il MIBAC, in accordo con la Rete Ferroviaria Italiana, iniziò subito una indagine archeologica nell'area. A circa tre metri di profondità emerse una impressionante serie di relitti di navi; in pochissimi mesi ne furono individuate 16. Ad oggi fra integre e frammentarie sono almeno una trentina.
Si aprì quindi un grande cantiere di scavo ancora in corso che, dopo le prime iniziali necessità di tutela dei relitti, lavora ora sul recupero, consolidamento e restauro di questi preziosi ritrovamenti e del loro carico.
Ieri, domenica 19 ottobre, siamo stati a visitare il cantiere archeologico e il piccolo museo dove si possono ammirare, purtroppo, soltanto alcuni reperti più significativi, perché gli straordinari relitti e l'imponente mole di reperti ammassati nei magazzini sono da tempo in attesa di essere trasferiti negli Arsenali Medicei di Pisa per diventare il museo dell' archeologia marina  più importante del mondo.


Cassetta del marinaio (conteneva monete e attrezzi per medicazione, acciarino...)

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Per ulteriori approfondimenti visitate il sito ufficiale...apri l'immagine sotto.



giovedì 16 ottobre 2014

Cenacolo di Andrea del Sarto a San Salvi

"Camminare" è anche....riscoprire tesori nascosti della tua città.

Da molto tempo desideravo visitare il Museo del Cenacolo in via San Salvi vicino alla chiesa.

Come ogni cosa il giorno è arrivato ed essere di fronte  all'affresco di Andrea del Sarto mi ha lasciato senza fiato.
Firenze ha molti tesori sconosciuti anche ai residenti e riscoprirli è sempre piacevole....ti fa sentire più vicina la tua città.





Lavabo di Benedetto da Rovezzano

lunedì 13 ottobre 2014

Anello Gaiole Badia di Coltibuono

Domenica 12 AGO 2014 abbiamo percorso un anello con gli amici di Rignano sull'Arno in Compagnia dei Pellegrini Erranti.





L'anello nella prima parte l'avevamo già fatto, nel particolare: Gaiole, Vertine, San Donato in Perano fino alla provinciale asfaltata che prendendo a destra ci porta alla Badia di Coltibuono....apri descrizione del 2010.
Questa volta abbiamo preso a sinistra e subito dopo a destra per carrareccia in discesa sentiero C.A.I. 50 ma di segnalazioni neanche l'ombra.
La carrareccia ci fa scendere diversi metri di dislivello, considerando che il percorso non è panoramico e sapendo che dovevamo risalire fino a quota m.816 del M. Querciola sullo 00, la cosa non ci ha fatto molto piacere. Il caldo afoso della giornata ci ha messo a dura prova. A parte questo piccolo problema, la giornata è stata piacevolissima e i partecipanti hanno reagito molto bene.....è un gruppo "godereccio" dove l'allegria non manca.  

Ritorniamo al percorso.....scendiamo col sent.50 fino a trovare il torrente con il Molino di Selvole (ruderi), saliamo fino al borgo di Selvole e seguendo sempre il 50 continuiamo in falso piano fino a trovare a destra (loc. Canna) il sentiero n.52...anche qui niente segnalazione. Lo seguiamo in salita fino a case Pescinale dove giriamo a destra sempre in salita. Siamo immersi in un bosco di Castagni ormai inselvatichiti, arrivati al Pian del Ciliegio (quota m.710) prendiamo a destra il segnavia 00 che sempre in salita ci porta in sequenza al M.Querciola m.816, al M. Maione m.812, per poi iniziare a scendere fino a trovare sulla sinistra (fare ATTENZIONE) il sentiero sempre 00 che seguiamo fino alla Badia di Coltibuono. Dopo una interessante ed esaustiva spiegazione sulla Badia ripartiamo e, arrivati alla strada provinciale, giriamo a destra e poco dopo a sinistra per larga carrareccia, indicazioni per Riecine che seguiamo fino a Gaiole.

dati GPS














venerdì 3 ottobre 2014

Segnalazione al Comune di Pelago


Giorni fa nel descrivere l'anello delle Palaie Pelago Diacceto Palaie (apri collegamento) , dicemmo che il sentiero non era ben segnalato e soprattutto trovammo un punto sul torrente Vicano in prossimità di Pelago, dove un albero caduto o tagliato di proposito impediva il passaggio sul sentiero causando disagi a chi lo percorreva.
Ho pensato di mandare una mail al comune di Pelago.
Ecco la risposta:






Invito tutte le persone che cammineranno su questo sentiero di controllare se da questa data 3.ott.2014 in tempi brevi sarà perlomeno tolto l'albero caduto sul sentiero. 
Ringrazio il Sindaco di Pelago per aver accettato la nostra segnalazione invitandolo a fare il possibile per risolvere il problema.

giovedì 2 ottobre 2014

Santuario Madonna delle Grazie al Sasso

Acqua a catinelle....ma i soliti intrepidi del mercoledi  sono usciti ugualmente per una visita particolare.

La Madonna delle Grazie era un ex-voto (lo dimostrerebbero le piccole dimensioni: 60x35) dipinto intorno al 1490. Essa è attribuita alla scuola o tecnica detta "del Ceraiolo", e più precisamente a Giovanni Bonintendi. I due santi raffigurati sarebbero S. Giovanni Battista e S. Leonardo Diacono. La cornice è di G. Gherardi (1846). Questo dipinto, stando ad un’ipotesi desumibile dall’inventario del 1515, fu forse donato dai Servi di Maria della SS. Annunziata all’Opera del Sasso in occasione della festa di inaugurazione del 1504. Dalla sala del consiglio, la tavola fu trasferita sull’altar maggiore, al posto della "Madonna con quattro santi" che fu collocata al suo posto nella suddetta sala.

L'area detta del Sasso fu probabilmente sede di riti agrari fin dall'età romana. Nell'Alto Medioevo vi si rifugiarono degli eremiti che, intorno al Mille, vi costruirono un piccolo oratorio.
Una tradizione, purtroppo non documentabile, vuole che, in precedenza, nell'anno 800 circa, alcuni monaci benedettini irlandesi, di ritorno dal pellegrinaggio a Roma, stabilendosi nella zona, ereggessero un tabernacolo in onore della Beata Vergine Maria. Secondo la tradizione il monaco che con le sue stesse mani costruì, a fianco della propria cella, il tabernacolo, detto poi dell'Eremita, sarebbe stato S. Andrea di Scozia, fratello di S. Brigida, la santa alla quale è legata l'origine dell'omonimo paese situato non lontano dal Sasso.
Fu proprio nei pressi di questo tabernacolo, accanto al piccolo oratorio, in questo luogo sacro da millenni, che la Vergine Maria volle apparire, il 2 luglio 1484, alle sorelline Ricovera, umili pastorelle che, per ottenere la guarigione del babbo moribondo, erano salite per pregare la Vergine davanti alla Sua Immagine custodita nell'antico tabernacolo. La Madonna, apparendo, restituì la salute al padre morente e, contemporaneamente, chiese alle pastorelle "di far sapere a Firenze al Clero e  al Popolo che la loro Madre celeste invitava tutti a ritornare a leggere e meditare il Vangelo”. La Madonna inoltre, rivolgendosi alle giovinette e anche al miracolato babbo Giovanni Ricovera, invitò a costruire sul Sasso una chiesa più ampia dell'Oratorio esistente "perché - avrebbe promesso la Vergine santissima - qui mi piace essere venerata e da qui effondere grazie su quanti me le chiederanno".
 Vi furono altre apparizioni della Madonna: in particolare, va ricordata quella del 22 agosto 1485, detta Grande Apparizione, in cui la Vergine volle mostrarsi a tutto il popolo, radunato in preghiera con le sorelline Ricovera davanti al tabernacolo, per confermare i messaggi trasmessi dai Ricovera. La Grande Apparizione permise di superare tutti gli ostacoli e le opposizioni di ogni specie che rallentavano la realizzazione del tempio, cosicché, dopo aver organizzato la raccolta di offerte e il trasporto del materiale, il 2 luglio 1490, sesto anniversario della prima apparizione, poterono iniziare i lavori con la posa della prima pietra. Furono ultimati in pochissimo tempo, agli inizi del sec. XVI, con la collocazione, sotto la mensa dell'Altare Maggiore, di una porzione della roccia sulla quale era stata vista apparire la Madonna.
L’occhio di chi arriva al santuario è subito attratto dall’elegante loggiato secentesco che si snoda, formando un angolo retto e posa i suoi archi ribassati su dieci colonne di pietra arenaria. Soltanto un’arcata è a tutto sesto: quella di fronte alla chiesa, che ne lascia intuire la struttura originaria che si affacciava sobria, con il suo atrio “toscano” ad una sola arcata, sul verde e arioso prato, affiancata, alla distanza di tre metri, dall’agile campanile che allora sembrava sbucasse dalla cruda roccia del Sasso.La zona di rispetto, il prato antistante la chiesa cinto dal lato di accesso da un muro, fu istituita alla fine del ‘500 per opera del ven. Bernardino da Firenze. Nei secoli, sopra il loggiato, furono costruite alcune stanze destinate a l'accoglienza dei pellegrini. I locali si ampliarono fino ad assumere l’aspetto odierno con gli ultimi lavori compiuti nel 1838.
L’impianto della chiesa risale alla fine del ‘400. Entrando, sul fondo si staglia il grande altare maggiore (1504 ca.), in pietra serena, che ha al centro una nicchia ospitante una statua lignea, di recente fattura, raffigurante la Vergine del Vangelo. Alla base dell’altare, entro un sarcofago di marmo intarsiato, il Sasso sul quale le pastorelle videro la Madonna.L’altare subì delle modifiche nel 1702, con l’aggiunta delle colonne laterali e l’innalzamento allo stato attuale.A sinistra, prima del presbiterio, si apre la cappella dell’Eucarestia dove è collocata, sopra il tabernacolo, l’immagine quattrocentesca raffigurante la Madonna col Bambino e Santi che si trovava nel primitivo oratorio. Sulle pareti laterali della chiesa si trovano alcune tele: a sinistra Madonna con santi del Vignali (1621) e il Transito di S. Giuseppe di autore ignoto (sec. XVII), mentre a destra abbiamo S. Isidoro d’ignota mano secentesca, e una Crocifissione del Velio (1600).
Sulla volta della chiesa campeggia un grande dipinto del pittore fiorentino Paolo Sarti raffigurante un’apparizione della Madonna. Attraverso gli archetti sulla destra prima del presbiterio, o dal corridoio museale che parte dal loggiato esterno, si accede alle scalette che conducono alla cappella inferiore, luogo delle apparizioni della madonna alle pastorelle. Questa cappellina comprende il primitivo tabernacolo e l’altare con la venerata immagine della Madonna delle Grazie.